No fiori. No gioielli. Ma pentole a pressione

Ci sono molti punti che legano le Mute tra loro:

  • Una strana teoria basata sull’assunto che, anche se molto diverse tra noi, ci sará sempre un punto in comune che ci lega.
  • Il destino (o come amo dire io, una teoria del complotto) che ti mette una nella strada dell’altra.
  • Una cittá, anzi due: Udine e Barcellona.
  • L’avere sempre qualcosa da dire e il voler sempre (e comunque) avere l’ultima parola.

Ma tra tutte le cose che possiamo avere in comune, spicca il fatto che nel momento in cui la nostra vita ha subito gli scossoni piú importanti, noi ci siamo sempre state.
L’una per l’altra, tutte per una, una per tutte.

Che lo scossone sia stato una crisi esistenziale, un cambio di vita, una decisione lavorativa, un matrimonio (o vari), un like messo da qualcuno sulla foto di uno dei Sordi, noi ci siamo sempre ritrovate davanti ad un cosmo a gestire la crisi.
È il bello di noi, è quello che molti non capiscono, ma che consiglierei a tutti.

Una grande fortuna che non possiamo negare, è stata quella di essere state assieme anche quando eravamo fisicamente distanti, fino al momento in cui il destino (o appunto il complotto) ci ha riunite incredibilmente nell’Upper Diagonal.

Da luglio 2015 ad oggi, i pianeti hanno iniziato a muoversi fino a creare l’allineamento perfetto.
Se poteste chiedere a ciascuna di noi che cosa è successo nelle nostre vite negli ultimi 16 mesi, tutte avremmo qualcosa da dire.
Potremmo raccontarvi di lacrime versate su valigie che non bastavano mai, di storie a distanza che sembrano poemi epici, di epopee per un anello con un lieto fine da favola.

Oggi stiamo vivendo fasi importanti della nostra vita: la prima convivenza, la rassegnazione verso l’idea che il principe azzurro alla fine puó non essere esattamente quello che ti eri immaginata, il “Sí, lo voglio“.
Ognuna a modo suo, ha dovuto affrontare le sue paure, le sue perplessitá, gettare le chiavi di vecchie porte o rassegnarsi al fatto che la schiuma del cappuccino è un’arte solo italiana.

Credo che la prima vera volta in cui ci siamo rese conto che qualcosa stava cambiando, e meno male che avevamo la fortuna di viverlo assieme, fu al mio trentesimo compleanno.
Alla fine della serata, in dirittura d’arrivo verso l’alba, uscí la frase emblema “prendiamo atto con coscienza, che non abbiamo piú l’etá per fare chiusura nei locali fino a quando accendono le luci“.
Sí bé, perché se a 20 anni il mascara colato e il capello gonfio fanno “sexy-trasandato“, a 30 tutto questo fa vecchia-babbiona-io-alla-tua-etá-avevo-un-figlio.

Alla fine degli anni ’90 uscire con i pantaloni dell’Adidas acetati e le Nike Air con le molle era fichissimo, ora per noi trovarci la domenica in tuta per un caffé è la regola.
Alla domanda “ragazze, cosa vi mettete?” prima di uscire il sabato sera, la vera risposta che aspettiamo è “scarpe basse“. Ovviamente ci raccontiamo la scusa che qua si cammina e che non esiste Uber.
Sí, per fortuna che possiamo darci manforte in questo momento, dove la vera lotta costante è quella contro la caduta gravitazionale dei glutei.

L’ultima conferma al fatto che qualcosa sta cambiando?
Non regalateci fiori (che non abbiamo vasi), abiti (ce li compriamo su Asos) o gioielli (che poi dobbiamo sempre avere la manicure perfetta), ma pentole a pressione.

 

Capisci di essere diventata grande quando ti regalano una pentola a pressione e tu sei felice. Ma felice davvero.

GMDS, Novembre 2016

 

 

 

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