“P” come Perseveranza

Partiamo da questo semplice concetto:

perseveranza s. f. [dal lat. perseverantia, der. di perseverare «perseverare»]

 

Non è ancora chiaro?
Bene, perseveriamo allora:

“Costanza e fermezza nel perseguire i proprî scopi o nel tener fede ai proprî propositi, nel proseguire sulla via intrapresa o nella condotta scelta: mostrare p. nel bene, nel male, nell’errore, nelle promesse fatte; studiare, lavorare, lottare con p.; seguire con p. una cura, una dieta, le prescrizioni mediche.”

 

Capite?
La perseveranza è femmina, di nome e di fatto.
Intestardirsi senza voler vedere ragioni, incaponirsi fino a perderla questa ragione.
Smarrire completamente lucidità, obiettività, senno, coerenza.

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La perseveranza porta all’amore.
Così come certe abitudini possono provocare danni irreparabili.
Il famoso “Nuoce gravemente alla salute”.
(Per approfondire leggere QUI).

 

Essere perseveranti solitamente non è un atteggiamento propriamente negativo, anzi è sintomo di ambizione ed è una chiave per il raggiungimento degli obiettivi.
Nell’adottare questo comportamento è fondamentale avere ben chiaro e mai perdere di vista l’obiettivo finale.
Stay focused.
Ovvio vero?
Talmente banale come osservazione da farci sorvolare su un leggero dettaglio: non basta essere fermamente orientati verso l’obiettivo con tenacia, è fondamentale non smettere di alzare la testa e guardarsi attorno.
Perdere un attimo la presa con il terreno e il contatto con la realtà può avere conseguenze rovinose.

Andiamo verso il punto.
Essere perseveranti in amore, come nella vita, sicuramente è un atteggiamento premiante: dedizione, sapere quello che si vuole, convinzione,… Logico arrivare all’amore.
Il punto è che se perdiamo il contatto con la realtà (in parole povere, se perdiamo l’obiettività) faremo un “frontale” con l’amore (e tutte le sue più classiche e ben note conseguenze).

Lasciarsi andare è stupendo, ma prendere una tranvata in piena faccia è decisamente meno entusiasmante.
Noi donne (nessuna delle Mute esclusa) siamo bipolari in questi casi.
E devo ammettere che anche la First Lady non fa eccezione.
Il gruppo su whatsapp dedicato all’argomento credo si potrebbe chiamare “Quelle che predicano bene e razzolano male” (tutte noi donne).

Con le amiche siamo giudici imparziali, con quella faccia da “te l’avevo detto” sempre in agguato.

Questa non è una critica. E’ una fortuna.
Perché l’ultima cosa al mondo che serve è un’amica che ti dice quello che vorresti sentirti dire (e non la vera verità).
Know what I mean?
La maggior parte delle volte che ci sfoghiamo con le amiche non è perché moriamo dalla voglia di condividere.
Sì, ovvio che con le amiche si condivide.
Ma il momento confessionale spesso contiene un momento topico: il parere.

“Cosa faccio… Cosa vuol dire?… E Adesso?”

A questo punto il ruolo dell’amica è quello di riportare la situazione sui binari.
Riassumo, troppa perseveranza passa per cocciutaggine e fa perdere l’obiettività.
E mi verrebbe da dire che mette proprio il paraocchi.

 

Innumerevoli le lezioni tratte da disastri amorosi, anni di esperienze tutti gettati all’aria perché siamo donne. Perseveranti. Miopi davanti all’evidenza quando tra noi e la realtà si mette di mezzo un uomo.
Testarde e incaponite, dritte verso il nostro obiettivo (uomo).
E giustifichiamo, perdoniamo, creiamo background cuscinetto che nemmeno gli sceneggiatori di Lost.

 

La cosa buffa è che il bipolarismo affligge tutte.
Siamo tutte amiche obiettive e contemporaneamente donne innamorate (e perseveranti).

 

Dopo ogni catastrofe ci ritroviamo a dire, nell’ordine: “Non lo farò più… Avevi ragione!… Sì, lo so ma dovevo sbatterci e arrivarci da sola.”
E poi la primavera successiva tutto ricomincia, questa sì che è una ruota che gira.

La bella notizia è che il meccanismo è rodato, ci si sostiene a turno.
La speranza è riuscire a spezzare questo meccanismo, non solo in teoria (“Non farò mai più una cosa del genere”), ma soprattutto in pratica.

 

L’amore va benissimo se vissuto di pancia, godendosi ogni attimo.
Tenere un piede per terra serve a non dimenticarci quanto abbiamo imparato in passato.
Guardiamoci le cicatrici ogni tanto, non per bruciare occasioni o non vivere a pieno il bello di una relazione, ma proprio per renderla ancora più bella.
Non dimentichiamo che gli uomini sono esseri semplici, pensano A e dicono A.
Inutile perdere tempo costruendo congetture per spiegare i loro comportamenti o convocare un concistoro per l’interpretazione dei messaggi whatsapp.

 

Nel concetto di perseveranza è bene includere l’essere perseveranti verso se stessi e la propria felicità.
Che sapete non dipende dagli altri.

Se una storia non va, un comportamento ci ferisce o non è allineato con i nostri desideri…
Non sprechiamo Santa Perseveranza.

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