1992 – Mille novecento novanta due

«Lo so a cosa pensate tutti, gli anni Ottanta sono finiti. Bei momenti, tutto era possibile. Fatturato alle stelle, ci siamo divertiti, siamo andati a letto tardi. Oggi c’è la crisi è vero e qui a Publitalia la raccolta pubblicitaria è in calo. Ma gli anni Ottanta sono uno stato mentale, possono tornare e durare per sempre, dipende solo da voi. La crisi per voi è un’opportunità. Niente più a cena fuori, niente cinema, niente weekend al mare: la gente resterà a casa… a guardare la tv. Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente.» 

Si apre così il discorso di Leonardo Notte (Stefano Accorsi) nella serie 1992. La serie dell’anno. E quale miglior momento di questo per parlare dell’Italia e di politica. Una citazione di Mao Tse-tung alla fine della sua frase. Un’insegnamento importante su come ogni crisi possa sempre una buona occasione per cambiare, per crescere, per migliorare.

La serie prodotta da Sky nel 2015 è stata un successone, racconta gli anni di Mani Pulite, un po’ romanzati, ma fa un ritratto della situazione acutissimo. Inoltre non serve dilungarsi molto sul fatto che il protagonista è il mio preferito dalla notte dei tempi, da quando io ero una bambina che guardavo Non è la Rai, da quando lui faceva la pubblicità del Maxibon parlando un inglese maccheronico (mi verrebbe da dire un po’ come quello del dimissionario Renzi…questa frase si autodistruggerà tra 3…2…1…PUUUF).

L’Italia bigotta e perbenista stava conoscendo la corruzione, è stato sbattuto in faccia a tutti che c’erano dei sotterfugi e degli intrecci tra politica, economia ed istituzioni di cui il popolo era totalmente all’oscuro. Per la prima volta l’Ialia faceva i conti con l’altra faccia della medaglia. La storia immagino la conosciate. Di Pietro a capo delle indagini, subbuglio generale, Publitalia sulla cresta dell’onda, Chiesa, Craxi, Andreotti, Dell’Utri, Berlusconi agli esordi e tutti gli altri dell’allegra combricola. Storia pura. Un momento incredibile di velocissima evoluzione e di grandi cambiamenti.

La serie, o meglio la prima stagione della seria, racconta i 10 mesi più caldi della vicenda, dall’arresto di Mario Chiesa fino all’accusa a Bettino Craxi. Lo spaccato della realtà viene dato da 6 personaggi “inventati” di diversa estrazione perfettamente identificabili nell’ecosistema del momento: Leonardo Notte, personaggio di spicco di Publitalia ’80 che cerca di mantenere il controllo dopo la bomba di Tangentopoli facendo i conti anche con il suo oscuro passato. Bibi Mainaghi, ricca ereditiera del famoso industriale Michele Mainaghi i cui affari vengono colpiti dalle vicende politiche in corso. Luca Pastore, agente di polizia che lavora al fianco del magistrato Antonio Di Pietro per distruggere il sistema di corruzione e tangenti. Rocco Venturi, poliziotto che lavora insieme a Pastore ma che nasconde qualcosa sulla sua identità. Pietro Bosco, ex militare che decide di entrare in Parlamento al fianco della Lega Nord. Veronica Castello, showgirl che lavora in una piccola emittente televisiva milanese, decisa a diventare una celebrità della televisione nazionale, anche a costo di vendere il proprio corpo.

I personaggi inventati si mescolano alla realtà e offrono punti di vista diversi delle stesse vicende. Gli autori ci danno la possibiltà di andare un po’ oltre rispetto a quella che è la storia scritta sui giornali, ci fanno entrare nelle sfere private di ognuno dei protagonisti raccontando in modo coinvolgente fatti che in molti conosciamo a memoria e che hanno cambiato per sempre le nostre vite e il nostro Paese. Quello su cui ci si focalizza è l’umanità, tutti i grandi protagonisti di queste vicende hanno in questa serie un lato umano del quale raramente si è parlato e 1992 è l’esempio perfetto di come grandi eventi storici si mescolino con vicende personali di ogni tipo e di come in questi momenti il destino di milioni di persone rimanga fortemente segnato. Racconta di speranze infrante, racconta di uomini e donne che si ritrovano coinvolti all’improvviso in uno scandalo dalle dimensioni mondiali. L’idea di fondo era quella di raccontare senza schierarsi, lasciando i personaggi parlare da soli e lasciando quindi lo spettatore trarre le sue conclusioni. Cosa che sul tema nessuno ci ha lasciato fare mai.

Enigmatica, senza vergogna, diretta. Fa riflettere.  Gli autori stessi della serie (Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo) si sono resi conto scrivendo la sceneggiatura che molti dei personaggi che primeggiavano sulle scene all’epoca, ancora oggi occupano buona parte del palcoscenico ed è incredibile pensare come ventitre anni dopo stiamo ancora parlando delle stesse persone, più o meno degli stessi temi e delle stesse speranze riposte nelle loro mani. Per la prima volta si racconta in questo modo Mani Pulite. Forse perchè erano ancora ferite aperte, pietanze indigeste, e nessuno fino ad ora aveva osato romanzarci sopra, ma la realtà è che purtroppo non è cambiato molto.

Pieni di enfasi ci si domandava dove andare e cosa fare per avere un futuro florido. Poi il crollo. Sogni di gloria infranti in qualche mese. Ma nel 2016 ancora ci facciamo le stesse domande, ancora non sappiamo cosa ci aspetterà e ancora siamo delusi dalla situazione politica. Che cosa ci aspetta? I giovani pensano sempre le stesse cose, i vecchi anche. Cambiano i partiti, cambiano alcuni nomi, ma la storia volente o nolente si ripete.

Accorsi per me è così un campione che se l’è pensata, girata ed interpretata la serie del secolo. Se ancora non l’avete vista ve la consiglio vivamente, in questo momento più che mai. Non vi occuperà molto tempo, sono solo 10 episodi, vi prometto che starete incollati allo schermo e senza ombra di dubbio quasi vi scoccerà alzarvi per andare in bagno o vivere la vostra vita tra un episodio e l’altro. É perfetta a tuttotondo, è la serie delle serie, non gli è sfuggito nulla, hanno curato ogni dettaglio, la musica, i discorsi, i silenzi, la fotografia. Tutto. Un vero capolavoro, vi dovete fidare. La letterata del gruppo vi dice che senza ombra di dubbio la serie è il nuovo modo di arrivare al pubblico, è il nuovo romanzo. Una volta l’odore del libro, adesso la luce della tv. Il tentativo, riuscitissimo, è stato quello di raccontare questo momento storico importantissimo anche ai ventenni di oggi che probabilmente sanno poco e niente di queste vicende ma che sicuramente ripongono le stesse speranze dei giovani di allora nel mondo che si trovano di fronte.

Correte, acculturatevi, riflettete e guardatevi Stefano in Porsche che tra le altre cose è sempre un bel vedere.

Dalle Mute è tutto, vi saluto con un pezzo importante della colonna sonora della serie e dei magici anni ’90. (Immaginatemi mentre a 4 anni facevo la donna emancipata guardando Non è la Rai e ballavo in salotto con ai piedi delle Lelli Kelly con le lucine nella suola).

 

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